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Solidarietà


 



La solidarietà è un bene comune, non solo un comportamento individuale e sociale, né tanto meno deve esaurirsi con della beneficenza; è un rifiuto dell’indifferenza, delle passività, dell’isolamento e dell’egoismo.

Qui di fianco sono riprodotti alcuni loghi degli organismi che, a livello nazionale e/o mondiale, propongono dei programmi di assistenza a favore di bambini bisognosi del nostro aiuto.... regaliamo un sorriso a chi soffre...

Di seguito, invece, riportiamo un bellissimo racconto, tratto dal libro “Tutti i colori del sorriso”, edito dalla Mondadori, il cui ricavato contribuisce alla raccolta fondi in favore dell’associazione Semi di Pace, che opera nella Repubblica Domenicana per il progetto Tainos.
Attivato in collaborazione con le Suore Figlie della Passione, che dal 1985 guidano una missione in quel Paese, il progetto ha la finalità di aiutare i bambini e i ragazzi appartenenti a famiglie povere e disagiate a concludere il ciclo di studi, così da fornire loro gli strumenti per un successivo inserimento nel mondo del lavoro.

Onlus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE ALI DELLA LIBELLULA

Mi chiamo Kadisha e sono una bambina leggera leggera, più di una libellula. Un po’ perché fino ad oggi ho mangiato poco: in Uganda, il paese dove sono nata, per molti non c’è cibo a sufficienza. E poi perché non ho niente. Non ho una mamma e non ho un papà. Non ho una casa, un letto, un tavolo, una sedia. Un vestito? Nemmeno quello. Proprio come le libellule, che hanno solo le ali. Però, aspettate, una cosa ce l’ho (una cosa bellissima, leggera leggera!) ma ve ne parlerò tra poco.


Non ho niente ma sono fortunata. Intanto, vivo in un posto speciale: è vicino alle sorgenti del Nilo, il fiume più famoso del pianeta. Per molti secoli, esploratori da tutto il mondo hanno cercato queste sorgenti. Io le ho trovate subito….perchè sono nata qui! Poi sono fortunata perché ho trovato una casa per chi non ha casa. Una casa vera, con i tavoli, le sedie e i letti. E dei vestiti. Qui sono arrivati tanti bambini e tante bambine come me, leggeri leggeri. Si sono posati su questa casa e non se ne sono più andati.
E’ bello guardare il sole entrare dalla finestra la mattina. E’ bello svegliarsi in tanti e non da soli, lavarsi ed essere puliti e mangiare tutti insieme.


E’ bello correre e ridere. E’ bello perfino piangere, perchè in questa casa c’è qualcuno che ti consola. L’ho scoperto il giorno in cui sono arrivata. Mi sembrava tutto così strano e nuovo che ebbi paura e piansi. Ma un signore grande mi venne vicino e mi accarezzò, piano, per non rovinarmi le ali. Veniva da un paese lontano e aveva un nome particolare, che non riuscivo a dire, perciò ridendo mi chiese di chiamarlo “amico”. Amico aveva una barba lunghissima. Mi spiegò che quella era casa mia ed era di tutti gli altri bambini. “Non devi avere paura” disse. “Il cuore di questa casa è buono”. Io non risposi, ma smisi di piangere.

E quando Amico fu uscito, quando gli altri bambini corsero a giocare sul prato, restai in silenzio. Volevo sentire il cuore della casa. Restai ferma e zitta per un pò. E alla fine sentii davvero battere un cuore, ma era il mio! “Batte perchè è felice” pensai. Poi corsi fuori con gli altri e dal quel momento io e la casa siamo diventati grandi amici.


Un giorno Amico ci disse che lontano, in America, era successa una cosa terribile: una tempesta aveva quasi distrutto una grande città chiamata New Orleans. Molte persone erano diventate come le libellule: senza casa, senza letto, senza niente. “Noi siamo poveri” ci spiegò Amico. “L’America invece è un paese molto ricco. Ma in questo momento la gente laggiù sta peggio di noi, perciò in tutto il nostro paese si stanno raccogliendo dei soldi da mandare a New Orleans. Volete aiutare anche voi quelle persone?”. “Si!” dissero in coro tutti i bambini. Anche a me sembrava la cosa giusta da fare. Ma come? Noi non avevamo niente da offrire.

“Ascoltate”, continuò Amico. “Noi non abbiamo soldi. Però possiamo risparmiare...voi siete cento ed io vi da mangiare tutti i giorni fagioli e polenta. Per questo, spendo ottomila scellini al giorno. Ma siccome dovete crescere e diventare forti, la domenica compro la carne, che costa centomila scellini. Se siete d’accordo, per una domenica potrei darvi fagioli e polenta, così avremmo centomila scellini da donare”.


“Eh, no!” esclamò Bafodè, il bambino più cicciotto di tutti. “Ho sentito che all’ospedale sono riusciti a raccogliere trecentomila scellini. Noi non possiamo donarne di meno e fare una brutta figura... se saltiamo la carne per tre domeniche, doneremo anche noi trecentomila scellini”.
“Zitto, Bafodè!” bisbigliarono i bambini intorno a lui.


Amico scoppiò a ridere. Poi disse: “Bafodè è molto generoso, ma dovete decidere tutti insieme. Chi vuole saltare la carne per tre domeniche alzi la mano. Vincerà la maggioranza”.
Poco dopo si votò, e alzai anch’io la mano come tutti gli altri. E’ una cosa che ho imparato nella casa: se sei fortunato, devi pensare a chi è meno fortunato di te.
La prima domenica nessuno notò che mancava la carne. La seconda domenica nemmeno, tranne Bafodè che sospirava guardando il piatto di polenta e fagioli. La terza domenica fu bellissimo, perchè mentre mangiavamo Amico portò i soldi che avevamo risparmiato per mostrarceli. “Ecco, questi sono trecentomila scellini. E questa è la busta che spediremo a New Orleans”.


Poi mise i soldi nella busta e la alzò verso il cielo. Ce l’avevamo fatta! Tutti cominciammo a battere il cucchiaio sul piatto e a ridere e qualcuno diede una pacca sulla spalla a Bafodè. Prima di chiudere la busta Amico la fece passare tra i tavoli e quando arrivò tra le miei mani io ci misi dentro una cosa, leggera leggera, l’unica che ho.
Ora è passato molto tempo da quel giorno e tutto è tornato come prima: abbiamo fagioli e polenta tutti i giorni e buonissima carne la domenica. Bafodè è sempre più cicciotto. La barba di Antonio è sempre più lunga. Altri bambini si sono posati sul cuore della casa e non se ne sono più andati.


Io spero che adesso gli abitanti di New Orleans siano di nuovo felici e la tempesta non torni mai più. Spero che i nostri soldi siano serviti a fare qualcosa di utile per i bambini di quella città. E spero che oltre ai soldi gli sia arrivata quell’altra cosa che avevo messo nella busta. Era una cosa leggera leggera, molto più di una libellula, e adesso la mando anche a voi. E’ un bacio.

E’ arrivato?


 

 

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