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FIGLI
SI NASCE, GENITORI SI DIVENTA!
di Emma Chioccia - Psicologa*
Non
è buffo il fatto che, pur nascendo figli, spesso abbiamo la sensazione di
non conoscere i nostri e, pur conoscendo da tutta la vita i nostri
genitori, spesso non ci sentiamo adeguati nell’esserlo noi stessi? Già
perché figli si nasce e genitori si diventa! Ma come si fa ad essere
genitori sufficientemente adeguati? Cosa si dovrebbe fare o quali
caratteristiche occorrerebbe avere?
Bruno
Bettelheim (1987) sostiene che tutti i genitori possono diventare genitori
sufficientemente adeguati e in grado di educare bene i propri figli, a
patto che non si accaniscano a voler raggiungere la perfezione. In tal
caso infatti, mancherebbero di quell’atteggiamento di tolleranza verso le
imperfezioni umane che è indispensabile per avere relazioni interpersonali
decenti.
Secondo
John Bowlby (1988), invece, la qualità più importante di un genitore è
quella di essere una “base sicura”; una base da cui un bambino (o un
adolescente) possa partire o alla quale possa ritornare sicuro di essere
accolto. Un genitore “base sicura” si esprime nelle sue relazioni
affettive con il proprio figlio e con l’altro genitore, dispensando
sostegno fisico ed emotivo. Svolge il suo ruolo con disponibilità,
incoraggiando e dando assistenza, ma interviene attivamente solo quando è
chiaramente necessario, ovviamente anche in relazione all’età.
E’
ormai patrimonio comune ciò che la ricerca sperimentale in età evolutiva
ha evidenziato: l’aspetto fondamentale e costitutivo dello sviluppo
psichico del bambino è la relazione affettiva con le figure primarie. Solo
all’interno di una relazione primaria appropriata è possibile
l’attivazione e lo sviluppo delle potenzialità del bambino, sia quelle
biologico-funzionali sia quelle psichiche.
Appare
evidente quindi che un adeguato rapporto genitori-figli è funzione di una
sana relazione tra genitori e figli e naturalmente tra genitore e
genitore. A questo punto è importante definire che parlando di relazione
ci si riferisce alla rappresentazione simbolica, costruita nel tempo, che
un rapporto concreto evoca. Detto questo, ogni relazione può essere
facilitata oppure ostacolata da condizioni intervenienti nel periodo
precedente o successivo la nascita del bambino; condizioni concrete che
spingono a dare un significato personale alle specifiche interazioni umane
del momento o a quelle che avverranno da quel momento in poi.
Di
conseguenza per parlare di genitorialità occorre necessariamente parlare
di relazioni. Inoltre, per intervenire efficacemente a sostegno della
relazione genitori –figli, occorre considerare ciascun genitore in una
prospettiva allargata che tenga conto delle diverse relazioni implicate:
quelle con la famiglia d’origine, quella con la famiglia attuale e quelle
con il contesto socio-culturale di appartenenza. In questa prospettiva, il
genitore è il punto di incontro e di snodo tra le precedenti generazioni e
quelle future e la sua funzione, pur vissuta nell’attualità delle fasi che
la sua famiglia attuale attraversa, è inevitabilmente influenzata dalle
relazioni passate e da quelle che pensa di avere in futuro.
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Bruno Bettelheim (1987), Un
genitore quasi perfetto, Feltrinelli, Milano
John Bowlby (1988), Una Base sicura. Applicazioni cliniche della teoria
dell’attaccamento, Raffaello Cortina, Milano
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*Emma Chioccia -
Psicologa, specialista in Valutazione Psicologica, svolge attività a Roma,
Ostia e Ladispoli (RM). Si occupa di problematiche relazionali relative
all’individuo, alla coppia, all’età evolutiva e adolescenziale seguendo i
riferimenti teorici della psicoanalisi relazionale. Si occupa di
accompagnamento alla nascita, sostegno psicologico alla genitorialità e
psicologia scolastica.
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